Oggi ho fatto un viaggio in ferrovia.
Le Ferrovie dello Stato di Saturnia stanno dando la parte migliore di sè in questo - caldo ed afoso - fine settimana.
La tratta che collega la città della torre con la città Eterna è coperta da ben tre tipi differenti di treni. Ognuno ha naturalmente un prezzo diverso, ma non in base al costo del servizio.
Vi faccio un esempio.
Diciassette stotini costa il regionale di Saturnia che ferma in molte stazioni ed impiega quattro ore, ventinove stotini per l'espresso di Saturnia che impiega solo tre ore, quindi trentanove stotini per la mitica freccia di Saturnia che, non si ferma affatto, ed impiega comunque più di due ore.
Ben dovete sapere che a Saturnia le automobili vanno, per la maggior parte a benzina, e questa non è affatto poco costosa. Però, guarda caso, se prendiamo due biglietti base della freccia di Saturnia, abbiamo già un costo che è equivalente o superiore allo spostarsi dalla città Eterna alla città della torre che pende con la propria macchina, intasando l'autostrada e bestemmiando al giornale della sera della domenica per i morti eccessivi, nel traffico poco serio della Saturnia che và.
Le Effe-Esse (Ferrovie dello stato di Saturnia) non pagano dazio, sono state costruite con i soldi di tutti ed adesso sono in mano o, lo stanno finendo, ai ladri di Saturnia, così come è successo per Ali-Saturnia.
Che tristezza però questi manager delle Effe-Esse che non assumono un controllore che è uno, che chiudono i servizi alle stazioni costringendo la gente a non pagare il biglietto. Non vi è stato, difatti, alcun controllo sul treno durante il viaggio di andata, ma la cosa peggiore - il veleno in fondo - l'ho vista nella tratta di ritorno.
Arrivati nella regione della Città Eterna, anzi ancora prima, in quei luoghi che politicanti della nostra sinistra, ma anche grossi e grassi politicanti di destra, elessero a loro rifugio estivo, venivi a sapere da chi saliva che non era stato possibile fare il biglietto alla stazione.
I cagoncelli, cagoni in sedicesima, ma comunque bagnanti della costa dei politici, ben sapendo il fatto, si erano informati e premuniti e, biglietto a volte timbrato altre da timbrare, prendevano posto tranquillamente nel treno che così s'era riempito.
Più in là no.
Nel mentre che il mare si faceva più inquinato, accostandosi alla citta Eterna, scendeva parallelamente anche la classe media dei passeggeri, aumentane però l'affluenza.
Schiere di giovani andati al mare, madri con la loro tribù di bambini, l'intera borgata romana che ormai comprende anche il centro, prendeva possesso del treno.
Già completo, però, dalle spiagge dei politici.
Il povero controllore, che cosa poteva controllare? Ha cercato di darsi da fare, si è messa una mano sulla coscienza ed ha cominciato a fare i biglietti per chi era disponibile a farlo.
Intanto però cresceva l'afa nel treno che scendeva sempre più a sud, in perfetto orario sulla tabella di marcia e con l'aria condizionata, ormai, più dalle stesse masse che dai compressori di bordo.
Vuoi perchè era solo, vuoi perchè è macchinoso fare i biglietti con moduli degli anni venti, vuoi perchè il treno ormai correva, si fa per dire, scoppiando di gente in costume, di culi di fuori, di scottature da sole e di secchielli da riporto. Avrà passato due vagoni in totale, raccattando e facendo i biglietti a ragazzi di buona volontà, accaldati e che avevano comunque una buona scusa per essere saliti senza.
Nessun controllo e come poteva controllare in quel caos, col modulario di stato e la penna a biro, manco quella d'oca?
Ma i manager delle Effe-Esse insistono così, per risparmiare. Modulo e penna a sfera, se il controllore c'è e, tenere chiuse le biglietterie, perchè così non si pagano stipendi.
I manager non sanno fare il loro lavoro e perdono incassi, ma che gli frega, mica sono organizzatori davvero, sono nella migliore delle ipotesi intrallazzatori che rubando, corrompendo ed essendo corrotti, hanno assunto il loro ruolo.
Non hanno costruito le ferrovie, le hanno ereditate per meriti politici.
Ed a noi saturnesi cosa resta?
Niente.
Non un posto di lavoro in più per ogni stazione, non una regola morale, non un incasso per le Ferrovie di Saturnia, andato a puttana.
Resta in fondo solo l'amarezza di chi ha comunque fatto il biglietto e la gioia di chi, nel suo piccolo, sta imparando il - come si sta al mondo - a Saturnia.
Forza Saturnia!
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