sabato 10 luglio 2010

Dialogo tra un passeggero ed un capotreno errante

- Buongiorno. Biglietto prego.
- Buongiorno capotreno, ho il biglietto internet, solo che non l'ho potuto stampare ma ho qui trascritto il codice crittografico.
- Il biglietto deve essere stampato su carta, se non è stampato lei è senza biglietto.
- Ma io ho fatto il biglietto e questo è il mio codice, non posso pagare due volte per lo stesso biglietto.
- Non mi interessa, io devo farle il biglietto e devo applicare la penale di quaranta stotini.
- Ma come devo fare il biglietto? Questo è il mio biglietto, l'ho fatto stamattina alle sei. Se non vi forniscono strumenti per controllare i biglietti internet non è certo mia la colpa. Potrebbero fornirvi, almeno, una lista dei passeggeri che hanno fatto il biglietto via internet. Sarebbe facile ed a costo zero.
- Può favorire un documento.
- Ma certo, sò che per la validità del biglietto internet occorre che sia accompagnato da idoneo documento di riconoscimento.

Il capotreno di Saturnia si mette a stilare svogliatamente il verbale, forse non gli capita spesso di fare multe, forse preferirebbe non farle, ma le regole sono regole a Saturnia e vanno rispettate.

- Guardi, questo è il messaggio della banca per il pagamento del mio biglietto.
- Faccio la stazione adesso.

Il capotreno scende, dà il segnale di partenza e risale subito dopo.

- Ecco il suo biglietto, sono cinquantasette stotini di cui quaranta di multa se paga entro cinque giorni che diventano novantasette stotini, di cui ottanta di  multa se paga in data successiva.

- Potrebbe almeno inserire nel verbale il codice del biglietto?

- No quello lo conservi lei.

- Sta bene, la ringrazio ed arrivederci.

Il passeggero si mette a leggere il verbale. Annotazioni: fornisce il codice del biglietto internet non stampato.

Intanto il capotreno si è allontanato. Il passeggero si connette ad internet e ri-trova il suo biglietto esatto esatto come fosse stampato, a questo punto rincorre il capotreno. Si fa tutto il treno alla sua caccia ma lo ritrova al suo posto. La poca gente presente non ha creato problemi al controllore che intanto anche lui smanetta con un apparato elettronico, forse un cellulare con internet.

- Signor capotreno, ecco, posso farle vedere il mio biglietto, non solo il codice.
- Mi stia a sentire, io devo farle la multa sono le regole che mi sono imposte.
- Io non ce l'ho con lei, ma con chi decide queste regole. Si potrebbero stampare  mille biglietti falsi e, dato che non controllate i codici, nessuno avrebbe da ridire. Nel mentre, un poveraccio come me, che ha fatto il biglietto e lo dimostra esibendo il codice, il messaggio dell'accredito bancario e financo lo stesso biglietto "stampato" sul proprio cellulare, si trova  immischiato in questo genere di problemi. 
- E allora cosa ne pensa di questo cartello?

Il capotreno mostra la locandina rossa fosforescente che intima ai passeggeri di vidimare (che brutti termini) il biglietto prima di salire.

- Non lo sò, questo di timbrare il biglietto in stazione prima di partire è un altro problema. Ma almeno in questo caso uno che non ha vidimato il biglietto può "provarci" ed il giorno dopo riutilizzare lo stesso per un altro viaggio. Nel mio caso, io ho fatto un biglietto intestato a me stesso che, come sa, non è cedibile ne' rimborsabile, ne' utilizzabile in data successiva. Io, Pinzio Ponzio, dovevo prendere questo treno e, questo treno ho preso, facendo il mio biglietto - di cui tutte le ferrovie sono perfettamente al corrente - a meno che il loro agente che sta effettuando il controllo e mi state multando di quaranta euro. Oltre alla beffa di un biglietto nuovo.
- Guardi a Saturnia si fa così poi veda lei.
- E cosa posso vedere, mica sono Garibaldi, manderò una mail spiegando la cosa con la preghiera che mi rispondano, almeno in tempo ad evitare il raddoppiarsi della sanzione.

Il capotreno scende di nuovo, è la sua fermata. Ne sale un altro, nessun ulteriore  controllo per nessuno, nonostante la maggior parte dei passeggeri salga successivamente, per tutto il resto del viaggio.

Niente, anche internet diventa cattiva a Saturnia, anche la rete non trasmette più l'informazione o, per dirla alla Shannon, non riduce le incertezze.

Proviamo ad inviare una mail e vedere se ci sono ancora a Saturnia persone di buona volontà e non solo avvocati da contenzioso o società non cristalline di recupero crediti.

Forza Saturnia, sorprendiamoli.

lunedì 5 luglio 2010

Dialogo tra un passeggero ed un venditore errante di Urania

- Giochi, ammirate questi giochi e queste borse - per sua signora - signore.
- Buongiorno venditore, dimmi, dov'è che posso trovare del buon kebab da queste parti?
- Vediamo, là, in fondo alla piazza ce n'è uno.
- Si, l'ho visto, ma purtroppo è chiuso.
- Ah, si sono saturniani, non hanno voglia di lavorare. Puoi fare così signore, prendi l'autobus per la stazione. Sono solo sei minuti, intorno alla stazione ci sono un sacco di kebab, purtroppo i saturniani non vogliono proprio far niente.
Tutti i posti, tutti i negozi sono dei saturniani e loro proprio non vogliono lavorare. I  saturniani hanno i soldi, anche tu signore hai i soldi.
- Beh, signor venditore io non ho i soldi ed ho lavorato più di te. Alla tua età facevo il manovale e se oggi non ero qua, sarei stato a caricare  fieno, mentre tu, in questa bellissima piazza, fai commercio.
- Non ho casa mia, ho mia famiglia lassù e mando i soldi per loro. Per vivere qua ci vogliono tanti soldi ed i saturniani hanno i soldi.
- Sarà, io intanto vedo che le bancarelle di questa piazza ormai sono tutte di gente di Urania e Plutone e, questo, è un buon posto. Comunque auguri a te venditore di Urania e grazie del consiglio. Buona fortuna.
- Arrivederci signore ed in bocca al lupo anche a te.

Il viaggiatore cerca l'autobus e si reca alla stazione. Ha un'ora in tutto, deve fare in fretta.

Scopre che l'autobus è più comodo delle sue sempiterne scarpinate a piedi e, miracolo di Saturnia, il biglietto vale giusto per un'ora.

Arrivato alla stazione subito indaga dove sia questo grande spaccio di kebab.

- Buongiorno venditore, dove posso comprare del kebab?
- Buongiorno signore, non capire.
- Chiedevo semplicemente se conosci un posto dove vendono kebab.
- Oh, noi no, tu potere chiedere quello.
- Grazie, arrivederci.

- Buongiorno signore, dove posso trovare del kebab?
- Kebab?
- Si, si, kebab.
- Vedi quello semaforo? Guarda bene, prima e dopo semaforo due negozi di kebab.
- Grazie signore, arrivederci.

- Buongiorno signore, vorrei tre piadine kebab.
- Come le vuole?
- Una mettici tutto.
- Vuole piccante signore?
- Si, si mettici il piccante. Le altre, una senza pomodori e senza patate ma con più carne e con piccante e l'altra, completa, ma senza piccante.
- Ecco a lei signore. Fanno dodici stotini, meno assai di pizza.
- Già, se penso che ho speso cinque stotini per un pezzo di pizza capisco che conviene venire da voi. Arrivederci e grazie.
- Grazie a lei signore. Arrivederci.

Fermata dell'autobus verso il duomo. Caldo afoso, ragazzi con zaino a tracolla, pochi saturniani, qualche uraniano a zonzo.

Arriva l'autobus tutto pieno, il viaggiatore aspetta un attimo per vedere se qualcuno scende, poi entra seguito da turisti ed uraniani.

- Fate scendere. Dovete prima far scendere è  questione di educazione. Ma come vi insegnano ad Urania. Ma guarda un po' questi qua, sono venuti ad invaderci, ci portano la loro sporcizia e la loro mancanza di educazione.
- Signora, se permette, si sarebbe potuta anche alzare prima.
- No, non potevo il bus era pieno di gente.
- Ed allora, visto che sotto i turisti non potevano sapere se dovevate scendere o meno, perchè qualcuno non ha detto "fate prima scendere"?

Il passeggero sale sul bus che ha cambiato quasi tutti i viaggiatori e non c'è stato comunque problema, ne' per scendere, ne' per salire. Sarà solo l'effetto del caldo umido.

E' contento, il passeggero. Ha il suo esotico kebab e si ricorda, ad un tratto, che da piccolino lo chiamava girello e lo si vendeva solo alle feste del patrono.

Erano solo saturniani allora, magari di provincia, ma sempre umani.

Forza Saturnia!

domenica 4 luglio 2010

Le ferrovie di Saturnia

Oggi ho fatto un viaggio in ferrovia.

Le Ferrovie dello Stato di Saturnia stanno dando la parte migliore di sè in questo - caldo ed afoso - fine settimana.

La tratta che collega la città della torre con la città Eterna è coperta da ben tre tipi differenti di treni. Ognuno ha naturalmente un prezzo diverso, ma non in base al costo del servizio.

Vi faccio un esempio.

Diciassette stotini costa  il regionale di Saturnia che ferma in molte stazioni ed impiega quattro ore, ventinove stotini per l'espresso di Saturnia che impiega solo tre ore, quindi  trentanove stotini per la mitica freccia di Saturnia che, non si ferma affatto, ed impiega comunque più di due ore.

Ben dovete sapere che a Saturnia le automobili vanno, per la maggior parte a benzina, e questa non è affatto poco costosa. Però, guarda caso, se prendiamo due biglietti base della freccia di Saturnia, abbiamo già un costo che è equivalente o superiore allo spostarsi dalla città Eterna alla città della torre che pende con la propria macchina, intasando l'autostrada e bestemmiando al giornale della sera della domenica per i morti eccessivi, nel traffico poco serio della Saturnia che và.

Le Effe-Esse (Ferrovie dello stato di Saturnia) non pagano dazio, sono state costruite con i soldi di tutti ed adesso sono in mano o, lo stanno finendo, ai ladri di Saturnia, così come è successo per Ali-Saturnia.

Che tristezza però questi manager delle Effe-Esse che non assumono un controllore che è uno, che chiudono i servizi alle stazioni costringendo la gente a non pagare il biglietto. Non vi è stato, difatti, alcun controllo sul treno durante il viaggio di andata, ma la cosa peggiore - il veleno in fondo - l'ho vista nella tratta di ritorno.

Arrivati nella regione della Città Eterna, anzi ancora prima, in quei luoghi che politicanti della nostra sinistra, ma anche grossi e grassi politicanti di destra, elessero a loro rifugio estivo, venivi a sapere da chi saliva che non era stato possibile fare il biglietto alla stazione.

I cagoncelli, cagoni in sedicesima, ma comunque bagnanti della costa dei politici, ben sapendo il fatto, si erano informati e premuniti e, biglietto a volte timbrato altre da timbrare, prendevano posto tranquillamente nel treno che così s'era riempito.

Più in là no.

Nel mentre che il mare si faceva più inquinato, accostandosi alla citta Eterna, scendeva parallelamente anche la classe media dei passeggeri, aumentane però l'affluenza.

Schiere di giovani andati al mare, madri con la loro tribù di bambini, l'intera borgata romana che ormai comprende anche il centro, prendeva possesso del treno.

Già completo, però, dalle spiagge dei politici.

Il povero controllore, che cosa poteva controllare? Ha cercato di darsi da fare, si è messa una mano sulla coscienza ed ha cominciato a fare i biglietti per chi era disponibile a farlo.

Intanto però cresceva l'afa nel treno che scendeva sempre più a sud, in perfetto orario sulla tabella di marcia e con l'aria condizionata, ormai, più dalle stesse masse che dai compressori di bordo.

Vuoi perchè era solo, vuoi perchè è macchinoso fare i biglietti con moduli degli anni venti, vuoi perchè il treno ormai correva, si fa per dire, scoppiando di gente in costume, di culi di fuori, di scottature da sole e di secchielli da riporto. Avrà passato due vagoni in totale, raccattando e facendo i biglietti a ragazzi di buona volontà, accaldati e che avevano comunque una buona scusa per essere saliti senza.

Nessun controllo e come poteva controllare in quel caos, col modulario di stato e la penna a biro, manco quella d'oca?

Ma i manager delle Effe-Esse insistono così, per risparmiare. Modulo e penna a sfera, se il controllore c'è e, tenere chiuse le biglietterie, perchè così non si pagano stipendi.

I manager non sanno fare il loro lavoro e perdono incassi, ma che gli frega, mica sono organizzatori davvero, sono nella migliore delle ipotesi intrallazzatori che rubando, corrompendo ed essendo corrotti, hanno assunto il loro ruolo.

Non hanno costruito le ferrovie, le hanno ereditate per meriti politici.

Ed a noi saturnesi cosa resta?


Niente.

Non un posto di lavoro in più per ogni stazione, non una regola morale, non un incasso per le Ferrovie di Saturnia, andato a puttana.

Resta in fondo solo l'amarezza di chi ha comunque fatto il biglietto e la gioia di chi, nel suo piccolo, sta imparando il - come si sta al mondo - a Saturnia.

Forza Saturnia!